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Renzo Pezzani – Uomini invisibili

Renzo Pezzani

Piccoli uomini. Scopriamo ogni giorno l’esistenza di decine, centinaia, forse migliaia di sconosciuti che danno assistenza eroica e perfino la vita per altri sconosciuti. Forse in tutta la loro esistenza sarebbero apparsi piccoli uomini e poi la loro sarebbe sembrata una piccola vita. Qualche nome sarà ricordato, ma i più ritorneranno nell’anonimato.
Confesso che il 25 marzo, centenario della morte di Dante, ho avuto la tentazione di celebrarlo anch’io, non solo perché fu un grande, ma perché grande è stato nella mia vita. Forse di questo una volta scriverò. E invece oggi si debbono rivalutare i piccoli uomini, gli uomini che passano silenziosi e operosi nella vita e nel silenzio scompaiono.
Per me così era Renzo Pezzani, prima che avessi riscoperto la deliziosa poesia alla primavera e Marisa mi avesse confermato che di lui esistevano poesie nei libri per le elementari. Allora l’ho cercato, ho scoperto uno scrittore (Parma 1898/1951), inesauribile in prosa e in versi. Renzo Pezzani si serve della sua poesia come strumento didattico e i temi trattati sono: il lavoro, la religione, la natura, i valori… Ma cos’ha Renzo Pezzani che della sua breve vita valga la penna di ricordare, oltre la sua vena poetica, tutto sommato modesta? ? Il coraggio. Ogni epoca ha le sue epidemie e il coraggio che oggi riscontriamo nei “piccoli uomini” mancò allora a molti professoroni anche universitari: lui non era che un giovane maestro di scuola elementare e a ventisei anni aveva aderito con entusiasmo al fascismo. L’adesione durò poco e il suo dissenso fu così aperto che appena due anni dopo lo costrinsero ad abbandonare l’insegnamento, e lui sfidando il regime cominciò a collaborare attivamente a giornali e fogli di propaganda politica e di lotta sindacale, e al termine della guerra 40/45 fu partigiano. Ma la sua vita non fu facile. Fece dell’educazione comunque la sua missione: letture e poesie per bambini e per le scuole elementari, poesie in lingua e in dialetto parmigiano, testi per opere musicali. Diversi istituti scolastici portano il nome del poeta, e, per chiudere con lui, riporto alcune strofe della poesia “A scuola”:
“Come il mulino odora di farina-e la chiesa d’incenso e cera fina-sa di gesso la scuola.-E’ il buon odor che lascia ogni parola-scritta sulla lavagna,-come un fioretto in mezzo alla campagna.-Tutto qui dentro è bello e sa di buono.-La campanella manda un dolce suono.-A una parete c’è una croce appesa.-Pare d’essere inchiesa:s’entra senza cappello,-si parla a voce bassa,-si risponde all’appello…Oh, nella scuola il tempo come passa”
Eccetera eccetera. Nostalgia? Un piccolo uomo scriveva queste parole di altri tempi.

Umberto Castagna

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