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Priscilla

Priscilla non è una gatta…

anche se Pina, la mia carissima amica, lo sostiene, e ne esibisce ogni tanto foto da concorso. L’altro giorno, 8 luglio, ho digitato il nome del santo ricorrente, proprio santa Priscilla. Scherzando con me stesso mi dicevo: devo chiedere a Pina se festeggia la sua bellissima gatta l’8 luglio o il 16 gennaio, altra ricorrenza per una santa Priscilla. Un’altra? Qui cominciano le sorprese, anche se il tono un po’ fatuo che sto dando al racconto dovrà necessariamente cambiare.
Dunque Priscilla, diminutivo di Prisca, l’antica. Priscilla è più bello, più femminile, Il primo ricordo viene dalla catacomba di Priscilla, detta la “regina delle Catacombe”, perché ospitò le reliquie di molti martiri, e che si trova lungo la via Salaria: Il nome – dicono gli storici – deriva probabilmente da quello della donna che donò il terreno per la realizzazione dell’area sepolcrale. Forse molti di noi (io certamente sì) ci siamo addentrati sotto le volte misteriose di questo antico cimitero cristiano e ne abbiamo aspirato il fascino profondo e ammirato i più antichi dipinti che rappresentano la Madonna. Dunque questa è la prima Priscilla, nobile, certamente cristiana e benefattrice dei primi cristiani, ma perché santa?

Priscilla era un nome diffuso,

attribuito a diverse personalità cristiane e non ci possiamo impegnare a sciogliere i nodi delle varie attribuzioni. Ma qui cominciano le sorprese che rivestono la storia di un manto di reverenza e consigliano di lasciare il tono leggero e quasi scherzoso, perché questa santa Priscilla (che sarebbe stata moglie di Manlio Acilio Glabrione e madre del senatore Pudente) avrebbe ospitato san Pietro nella propria villa a Roma, quando era ancora Simon Pietro e, predicando Cristo, si avviava al martirio. I grandi della nostra storia e della fede si presentano anche in momenti semplici di vita, mentre un’altra Priscilla prende vita e certezze dagli Atti negli Apostoli (18,1). ”Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro 3 e poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende.”

La casa di Aquila e Priscilla.

Siamo abituati a vederli sugli altari o rappresentati dai grandi maestri, solenni negli atteggiamenti, e invece eccoli, piccoli, bisognosi di una casa, di amici che li ospitassero, e anche nei bisogni della vita, e i loro amici comparire e scomparire nella storia della Chiesa che sta nascendo. Bisogna leggere le conclusioni delle loro lettere, piene di saluti e di piccole notizie e raccomandazioni del quotidiano, con Priscilla spesso presente col marito Aquila, premurosi e preziosi: “Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesú, i quali hanno rischiato la vita per me….” (Rom,16.3). E raccomandazioni, e piccole notizie ”Erasto è rimasto a Corinto; Tròfimo l’ho lasciato ammalato a Mileto. Affréttati a venire prima dell’inverno”.(2 Tim., 19-21) E chi era Erasto? E Trofimo? Mentre l’inverno incombeva e per viaggiare non si prendeva l’aereo o il treno… si tessevano tappeti prima di uscire e andare nell’agorà a discutere coi sapienti o nella sinagoga con gli scribi e i farisei a predicare Cristo crocifisso! “Ti salutano Eubùlo, Pudènte, Lino, Claudia e tutti i fratelli” scrive ancora Paolo a Timoteo, ed ha appena raccontato “tutti quelli dell’Asia, tra i quali Figelio e Ermégene, mi hanno abbandonato”. E non manca mai di raccomandare: “Saluta Priscilla e Aquila”.
Priscilla (né quella che ospitò Pietro, né la collaboratrice di Paolo) non fu mai proclamata santa nelle forme solenni alle quali siamo abituati, e la piazza di San Pietro (che del resto ancora non esisteva) non si riempì di folla per invocare “Santa Priscilla prega per noi”. Ma entrambe escono vittoriose dai primi passi della Chiesa nascente e forse è necessario andare a scovare la loro storia nelle ultime righe delle lettere degli apostoli, quelle che non sembrano importanti e che rivelano invece quella vita di ogni giorno che anche i grandi vivevano, forse anche accarezzando distratti una gattina che si rifugiava sulle loro gambe stanche.


Umberto Castagna

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