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I Primi Martiri

Il 29 giugno

festeggiamo i santi Pietro e Paolo, i giganti costruttori della cristianità, Pietro il primo papa insieme al fondatore del pensiero cristiano, entrambi martiri. Ma il 30 successivo ci aspetta una segnalazione insolita. Dice il calendario: I Primi Martiri. Nessun nome, nessuna attribuzione specifica, e poi non sembra esatto. Il primo martire del cristianesimo fu santo Stefano (26 dicembre), lo seguì nel martirio l’apostolo san Giacomo (25 luglio), e poi Pietro e Paolo.

Chi sono allora i Primi Martiri?

I Primi Martiri

Sono i santi rimasti senza nome. Non è uno stratagemma per dire che qualcuno non lo conosciamo ma non ce lo facciamo scappare. No: i primi Martiri sono quelli che morirono atrocemente a causa della persecuzione scatenata dall’imperatore Nerone a Roma, a partire dal luglio 64 e protrattasi fino al 67. La persecuzione seguì quasi immediatamente all’incendio di Roma, scatenatosi nella notte del 18 luglio 64 e fu voluta dall’imperatore. Ma, nomi a parte, le notizie del terribile eccidio sono certe e abbondanti.
Per coloro che desiderano maggiori informazioni cito il grande storico vivente Franco Cardini, Cristiani: perseguitati e persecutori, Roma, Salerno Ed., 2011.

Ma perché i nomi no?

Perché erano “i cristiani”, ormai una folla, gente umile ma anche patrizi militari artigiani, piccoli commercianti.
Le maggior parte delle esecuzioni, stando al racconto di papa Clemente, avvenivano presso i giardini vaticani, messi a disposizione per questo scopo da Nerone stesso. I metodi di esecuzione erano tra i più ambigui e non risparmiavano affatto crudeli beffe per i condannati. Numerosi cristiani, presso i giardini del colle Oppio, vennero cosparsi di pece e venne appiccato loro fuoco affinché fornissero luce nella notte; bambini e donne vennero ricoperti della pelle di alcuni animali e offerti in pasto alle bestie feroci; altri cristiani vennero invece crocifissi o ancora decapitati. Tra le vittime più illustri ci furono Pietro, condannato al supplizio della crocifissione nel circo neroniano, e Paolo, decapitato alle Aquae Salvie verso l’anno 65 (o 67). Lo stesso Tacito negli Annales narra con evidente sdegno (lui che non aveva nessuna simpatia per i cristiani) l’inutile crudeltà.
Ecco perché non hanno nome e sono semplicemente I Primi Martiri. E perché, pur essendo senza nome, illuminano questa fine di un mese ambiguo e pieno dei nostri dubbi.

Lo confesso,

prima di scriverne nel mio ultimo post, non mi ricordavo dei Primi Martiri, quei cristiani dei quali non conosciamo il nome e che furono tra i primi testimoni della fede sotto Nerone. Semplicemente scorrevo il calendario, questa umile enciclopedia dei nomi dei santi, che – a guardare con spirito un po’ più attento – non sono solo nomi, non sono solo la storia del Cristianesimo, ma spesso “la storia”. Ogni nome ricorda una vita, ognuna di quelle vite potrebbe essere rivisitata ed aprirci pagine di storia. Intanto ho ricordato che conoscevo quella pagina grande e tragica, sapevo di Nerone e dell’incendio di Roma, ma lo avevo dimenticato. La memoria! “…che non fa scienza sanza lo ritenere avere inteso” (Par. V, 41-42) dice Dante, ma questo riguarda l’apprendimento, non la memoria sociale, e non è possibile ricordarci di tutto, facciamo fatica anche a tenere a mente episodi della nostra vita, il rinfrescarne il ricordo è spesso argomento delle nostre chiacchierate domestiche e amicali, mentre i ricordi collegati alla vita della nazione, della chiesa, sono il racconto della nostra storia, custodiscono chi siamo, il loro contenuto è una delle nostre risorse più preziose, è più vasto della memoria episodica, che conserva i ricordi legati a eventi personali..

È la memoria collettiva,

quell’insieme di ricordi condivisi, trasmessi e ricostruiti circa gli avvenimenti del proprio passato dalle proprie origini al presente e su cui si fonda l’identità del gruppo stesso. Che può essere l’identità come cristiani, o come italiani, o come infiniti altri modi di appartenere a un gruppo sociale, che so, lettori, enigmisti, sportivi, geografi… Spesso (o qualche volta) noi amici sul web compiamo quest’opera benefica di risvegliare un ricordo, una memoria di quell’appartenenza e questo può darci un brivido di consapevolezza.
Un passatempo per i curiosi (grande risorsa la curiosità!) potrebbe essere questo: non guardare il calendario come semplice riserva di nomi, sceglierne uno non famoso, non Francesco o Pietro o Lucia o Assunta, ma anche strano o perfino oggi ridicolo, e scoprire quanta storia personale o collettiva, quanti episodi sconosciuti o dimenticati, insomma quanta ricchezza di vita c’è dietro.

Umberto Castagna

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