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Domenica delle Palme senza palme

Domenica delle Palme, Ingresso di Gesù a Gerusalemme

4 marzo 2020

Comincia così la nostra Pasqua nuda.
Eravamo abituati ad altro.
Un rito di festa, si faceva a gara ad assicurarsi la palma più bella, un ramoscello da portare a casa o a un parente, chiesa piena e grande folla rumoreggiante, zittii dalle pie donne dei primi banchi, molti uomini in piedi in fondo, e all’inizio della lettura del Passio (la Passione di Gesù secondo Marco), lunga, noiosa, difficilmente comprensibile o per la lontananza dall’altare o per difetti dei microfoni, molti uomini vicini alla porta uscivano a fumare una sigaretta, a scambiarsi le ultime notizie, o, semplicemente, ad aspettare che finisse quella tiritera.

Ma niente palme domani,

niente folla allegramente rumoreggiante, e durante la messa parole come queste:
“Un branco di cani mi circonda, mi accerchia una banda di malfattori; hanno scavato le mie mani e i miei piedi. Posso contare tutte le mie ossa.. Si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte”
(salmo al responsorio) che prepara alla lettura della Passione di Cristo nuda e cruda, dove solo parole pesanti come macigni ci mettono dinanzi al mistero, come quelle di Lui che nel Getsemani prega il Padre nell’ultima sera della sua vita terrena, forse le più drammatiche mai pronunciate, mentre, dice Marco “cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora.”
Ecco, privati dell’allegria del rito delle palme (nato però dalla gioia di essere stati redenti), resta da ascoltare nel silenzio delle nostre case il racconto della Passione di Cristo in tutta la sua drammaticità o quello del tradimento di Pietro, così vicino alle nostre coscienze:
“cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate».
E subito, per la seconda volta, un gallo cantò.
E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto”.

Scrive F. Rosini:

“Da dove viene il Covid-19? Non lo so, chissà se lo sapremo mai veramente. Ma si può trovare il filo della nostra salvezza nascosto anche in questa situazione.
Se Dio ha salvato il mondo per mezzo del più grande dei delitti, la croce di Cristo, e ha rovesciato in salvezza il male che ha subito, la nostra fede annunzia che anche nel dolore immenso di tanti, nelle persone morte senza i loro cari accanto e in tutto il disastro che è venuto e che verrà, comunque da parte di Dio questo può divenire salvezza. Non è un meccanismo automatico. La croce di per sé è solo un patibolo, Cristo l’ha fatta diventare atto di amore. Questa è l’occasione presente”. Insomma, c’è una passione in corso, quest’angosciante epidemia, ma può essere vissuta con un occhio al Crocifisso. La nostra resta sempre e comunque una storia di salvezza. Conviene riascoltare con attenzione la lettura della Passione di Cristo.

Umberto Castagna

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